Questo blog ha l'intento di dimostrare che il veleno esiste ancora. L'orda ragia impugna sogni, poesie, impegni.

concorso "Un sogno dentro un sogno"

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giovedì, 10 gennaio 2008
Una buona occasione...

sognatori

Segnalo la seconda edizione di un concorso di cui ho potuto sperimentare la trasparenza e la serietà. Io non potrò parteciparvi, perchè sono stato escluso con la scusa di far parte della giuria... in realtà il mio racconto aveva tirato addosso ad Aldo Moscatelli migliaia di querele per vilipendio alla morale pubblica ed al pudore; egli, pertanto, ha escogitato questo sistema surrettizio per impedirmi ancora di bruttare le sue antologie con i miei raptus grafomani! E non sa, l'ingenuo, che gli farò pervenire decine di manoscritti, in cui la mia identità sarà celata dietro pseudonimi fantasiosi ed irresistibili, tipo "La verga spuntata" "La macchia indelebile"...

In ogni caso spero che tutti i grafomani frequentatori di questo blog - in particolare alunni, ex alunni e tutti coloro la cui sensibilità letteraria sia stata corrotta per sempre dal fiele delle mie lezioni - possano contribuire numerosi ad intasare le caselle postali di Lecce e dintorni - oggi - per poi - domani - far grandinare sul capo del povero Aldo gli strali della critica e le ire della magistratura penale...

Adunque, ad impetum, milites!

Facciamolo pentire d'aver reiterato uno dei pochi concorsi puliti che ancora infestano il bel paese

 

Postato da: ordaragia a 21:50 | link | commenti (5)

domenica, 04 novembre 2007
Per riflettere

Segnalo tre link che mi hanno fatto tanto piacere e che vi consiglio di visitare:

 - un'intervista che mi è stata fatta da Aldo Moscatelli, nella quale mi fa domande molto pertinenti in merito alle ragioni che mi hanno spinto a scrivere "L'uomo cane" (sulle rispodte, giudicate voi...)

http://casadeisognatori.splinder.com/post/14547758#comment

- L'ultima intervista di Pippo Fava, rilasciata a Biagi, una settimana prima di essere ammazzato; adesso, grazie al blog di Grillo, è diventata famosa!

http://www.beppegrillo.it/2007/11/le_parole_di_gi.html#comments

- Un disegno di mio figlio Francesco, che insieme ad altri, costituirà un mosaico per la costituzione di un calendario i cui proventi saranno devoluti in iniziative volte a lenire i danni provocati dalle guerre nel terzo e nel quarto mondo

http://hopartquilt.splinder.com/post/14566510/28+guerra+e+pace

Allora, buon divertimento!

 

 

Postato da: ordaragia a 18:34 | link | commenti (1)

lunedì, 15 ottobre 2007
Al di là dei sogni

E' una sensazione davvero particolareun sogno. Ti arriva a casa un libro, dentro il quale c'è una novella che tu hai scritto. Una parte di te, una tua creatura. Ma dentro il libro ci sono altri nove racconti di cui tu non sai assolutamente nulla; eppure rimarranno indissolubilmente legate a te, al tuo racconto. Un po' come in quelle società nelle quali lo sposo conosce la futura consorte solo il giorno delle nozze, perchè il connubio è stato deciso dalle famiglie. E' questa la strana sensazione che ho provato nel tenere in mano il libro la prima volta: nell'alcova c'era imbarazzo, in luna di miele si sarebbe stati come estranei...

Ed invece, per incanto, una volta aperto il libro, l'effetto è stato ipnotico: il filo arcano dei sogni, l'odore inebriante del riflesso della luna mi ha fatto compiere il salto, al di là della diffidenza, al di là dei sottile confine fra sogni ed incubi. Per prima cosa ho riletto il mio, ma con gli occhi di chi lo gustasse dall'esterno, ho vissuto non le sensazioni narcisistiche di un autore che rilegge se stesso, ma di un lettore che cerca nuove emozioni, ricombinazioni di significati nascosti.

Premetto che per leggere gli altri racconti non ho seguito l'ordine imposto dall'editore, forse per una forma anarcoide, forse perchè un sogno dentro un sogno non può essere costretto da vincoli sequenziali. Il secondo racconto che ho letto è stato Agnus dei; mi sono sentito completamente immerso in quell'atmosfera narcotica che ho provato a volte da ragazzino, quel dormiveglia cadenzato dalle litanie della sclerotica liturgia cattolica, che per contrappasso ti porta a meditare, a fuggire lontano, a riconsiderare la patina sottile di ipocrisia che ricopre la pelle viva della tua famiglia; di ogni famiglia. Di questo racconto mi ha colpito la scrittura "sensibile", il miglior pregio di uno stile davvero femminile, una cifra stilistica che da Dacia Maraini ad Isabel Allende, ho sempre amato fin da ragazzo.

Appena ho concluso questa novella, mi sono lanciato sul primo e l'ultimo racconto della raccolta che, pur nella diversità, hanno qualcosa in comune: la trama limpida ed immediatamente comprensibile, che proprio per questo viene ancor più sconvolta dal finale a sorpresa. Con La stanza dei sogni ho incontrato un intreccio che alterna scene assolutamente quotidiane a scenari surreali; inizialmente ti fa pensare ad una fiaba moderna, poi si tinge di giallo e sciorina un finale che fa davvero venire le vertigini, che mi ha fatto rivivere quella sensazione, provata da bambino, quando leggendo la Storia infinita scoprii che il personaggio e il lettore possono navigare nello stesso mare, l'autore del sogno e la sua creatura possono trovarsi improvvisamente in una stessa stanza l'uno di fronte all'altro...

Davvero degno della fantasia limpida ed allucinata di Waters e di Barrett l'ultimo racconto, L'altro volto della luna. Il contesto iniziale è sapientemente tracciato con tinte kafkiane, i personaggi sembrano macchiette che si muovono nervosamente sullo squallore di una scena costituita dal sottoscala di un oscuro ministero; ognuno di loro coi suoi tic, con le idiosincrasie compulsive della modernità. Poi, inaspettato si apre il varco, il lettore viene trascinato letteralemte in un mondo impossibile che l'autore infine ci descrive sapientemente attraverso il riverbero ironico di un referto scritto da un ignorante ed oscuro funzionario ministeriale. Nel suo genere, un vero capovolavoro.

Ho concluso la prima serata di lettura con la più breve delle novelle, La signora. Una sorta di zoom, in cui l'accumulazione dei particolari culinari ti conducono ad una sorta di appagamento rassicurante che viene clamorosamente squaciato dagli ultimi righi che capovolgono e rovesciano l'intero significato della novella. Il maggior pregio di questo racconto flash è l'assoluta polisemia in cui ciascuno può leggere allegoricamente la propria personale combinazione dell'eterno connubio fra eros e thanatos.

Ho inaugurato la seconda serata di lettura con un altro racconto nel quale la fluttuazione fra finzione onirica e realtà ben rappresenta il crinale sottile che divide la letteratura dalla vita. In Sognando le affinità elettive di due giovani diventano traccia del loro destino, privilegio e condanna. Il ritmo è incalzante e coinvolgente, il finale, contrariamente al corpo della novella, oscuro e parecchio straniante. L'intera architettura, che alla base si presenta con la bananalità del più semplice dei sogni, si chiude con le fobie  e le ansie del peggiore degli incubi.

Tinte noir drappeggiano un altro racconto inverisimile nella trama, ma di potentissimo coinvolgimento emotivo: In un petalo l'incanto letteratura e vita, amore e morte si fanno tutt'uno,davvero meravigliosa la descrizione delle ipocrisie e delle paure di cui l'eros si ammanta spesso nel grigiore della vita matrimoniale. Dietro uno stile piano e semplice si intravedono le molteplici letture di uno scrittore poliedrico.

Violento come certe pellicole ambientate in un'indistinta selva tropicale, apocalittico nel titolo e nello stile Lux in tenebris t'incalza con una serie d'immagini nauseabonde che ti danno quasi la sensazione del soffocamento da cui vorresti liberarti. La catarsi arriva, come un colpo di scena, nel finale accompagnata da un significato, da una morale assai lungimirante: la codardia non consiste nel cercare di sfuggire ai propri incubi, ma nel non ammetterne l'esistenza.
Con gli occhi color delle viole è il racconto che forse, meglio di ogni altro, rappresenta il sogno per quello che davvero è: un'esperienza indolente durante la quale la nostra anima perde progressivamente il contatto con alcuni sensi, potenziandone altri; un marchio che lascia un'impronta di privazione e ricchezza sulla forma dell'anima che ci portiamo dietro anche da svegli.
Ultimo in ordine di lettura ma non di bellezza I cacciatori di mostri. Costellato della fervida immaginazione di bambini che vivevano la loro straordinaria scoperta dell'universo nelle campagne padane degli anni 80, in un mondo abitato da mostri e fantasmi che oggi non esiste più. Anche i  nomi "parlanti" dei protagonisti li rivelano come tipi, maschere nude di una commedia da cui non vogliono per nessun motivo uscire. Mi ha ricordato i miei anni d'infanzia, vissuti nella campagna vicentina, dove il profilo di un albero poteva trasformarsi in una creatura mostruosa e dove la vicinanza e la distanza degli adulti, li rendeva creature misteriose alla nostra fervida fantasia puberale.
Della mia novella, ovviamente non dirò nulla. Aspetto che siate voi a dire se le nozze combinate da Aldo Moscatelli vi hanno indotto al consenso o alla ribellione.
A me hanno fatto scoprire un mondo immaginario, un brulicare di anime perse, al di sotto della schiera di righe stampate su di un libro, un sospirare di creature incredule nello scoprirsi, al primo bagliore della luna, compagni di viaggio, al di là dei sogni

Postato da: ordaragia a 14:29 | link | commenti (12)

giovedì, 06 settembre 2007
Sognatori

Oggi vorrei parlare di Case Editrici.

Già, perchè per un lettore romantico come me e come molti altri il libro altro non è che un medium trasparente fra due anime, lontane nello spazio e nel tempo, che miracolosamente, comunicano. Leggere Tagore o Dostoevskij, Leopardi o Seneca, Archiloco o Pirandello è come entrare in una dimensione metacronica, quasi onirica, travalicare gli angusti confini del tempo e dello spazio, per crearsi una sorta di rebubblica delle lettere. Come in un sogno, appunto.

La realtà, ahimè, è tutt'un'altra cosa! perchè quando, per un impercettibile scarto, sono passato dall'altra parte della barricata, quando ho voluto vedere se i miei prodotti letterari potessero dire qualcosa non solo al cenacolo, non solo alla ristrettissima cerchia di amici a cui erano destinati e da cui erano, per così dire, scaturiti; quando, insomma, ho pensato (assai tardi, per totale mancanza di ambizione) di pubblicare qualcosa che avevo scritto, mi sono accorto che il mondo editoriale italiano non solo è troppo occupato nella raccolta di denaro, manco vendesse contraccettivi anzichè libri, ma - cosa assai più grave - non è minimamente interessato a quella bestia rara ormai in definitiva via di estinzione, che chiamiamo letteratura. Attenzione: non sto citando i macroscopici paradossi che vedono proliferare grandi scrittori di successo del calibro di Federico Moccia, Francesco Totti e Wen Rooney; sarebbe troppo semplice! no, no, io parlo del fatto che le poche Case Editrici grosse si contendano a suon di milioni il personaggio televisivo di turno, o il peggiore fra i best sellers americani, tutte le altre cerchino invece di irretire l'ignaro esordiente, lusingandolo, vellicando il suo narcisismo - sempre vivo in chi aspira ad essere scrittore - e poi rifilandogli contratti in cui gli si propone di "contribuire" alla pubblicazione del suo capolavoro con cifre che potrebbero davvero sponsorizzare le fatidiche multinazionali di contraccettivi, per le quali, peraltro, sarebbero molto meglio spese!! Può sembrare incredibile per chi non ci ha sbattuto le corna, ma ci sono decine, centinaia di "case editrici" che esistono solo per chiedere il dazio, il pedaggio a sedicenti scrittori che mai nessuno leggerà.

In questo panorama di cui, vi assicuro, non ho fatto la caricatura, ma una sbiadita descrizione che si approssima per difetto alla realtà, è assai meglio rivolgersi ad una stamperia telematica, che fornisca, a chi le vuole, solo quelle copie che vengano richieste, tenendosi in percentuale, un onesto e chiaro obolo, per il disturbo; voglio dire, è meglio rivolgersi ad una onesta fabbrica di contraccettivi. E così ho fatto io, in occasione della pubblicazione di Mitofanie apocrife. E' stato e sarà il pubblico - presente, passato e futuro - a decretare se si tratterà di un capolavoro o di una emerita fitinzìa.

Man mano che ricevevo missive o email prestampate che si dichiaravano dispiaciutissime di non poter leggere il mio lavoro (esatto! le grosse case editrici non l'hanno neppure voluto leggere) oppure che lo decretavano un evento letterario, senza neppure averlo visto (il contributo è sempre dietro l'angolo...), mi sono imbattuto in una piccola e giovanissima casa editrice pugliese, sul cui blog si parla davvero - incredibile dictu! - di letteratura, di letture personali, di gusti e giochi letterari. Una casa editrice che non chiede il contributo, per principio; è retta da uno scrittore che si legge davvero tutto ciò che gli si spedisce, ti dà il suo parere, sia che ritenga il tuo lavoro degno della pubblicazione, sia che lo reputi inadatto. Una persona con la quale si può instaurare un confronto intellettuale ed umano, cosa quasi impossiblie altrove. E' questo il motivo per cui, per la prima volta in vita mia, ho accettato di partecipare ad un concorso letterario. Ed è questo il motivo per cui ho aspettato che uscisse l'esito di questo concorso, per invitare i pochi ma buoni frequentatori di questo blog a visitare quell'oasi letteraria, a partecipare ai confronti e ai giochetti che lì si svolgono. E sono questi i motivi per cui avrei pubblicato questo post anche nel caso in cui la mia novella, L'uomo cane, non fosse risultata vincitrice.

Andateli a trovare, questi Sognatori, e partecipate anche voi alla loro utopia letteraria.

http://casadeisognatori.splinder.com/

Postato da: ordaragia a 20:54 | link | commenti (12)

venerdì, 29 giugno 2007
Tanto per abbaiare

Ho finito di leggere un libro che mi ha turbato profondamente. Si tratta di un romanzo, dal titolo vagamente biblico, ma dal contenuto assolutamente laico: Passione di Michele.

E' inutile però che mi chiediate qual è la casa editrice, che so, l'anno di pubblicazione, perchè non potete in nessun modo acquistarlo: è fuori stampa da più di 15 anni; io, per averlo, ho setacciato tutte le biblioteche italiane, inoltrando e.mail nelle quali chiedevo gentilmente una copia dell'opera e loro, altrettanto gentilmente mi rispondevano che non erano autorizzati a fotocopiare un'opera per intero, per via dei diritti d'autore, allora io ribattevo, sempre meno gentile, che se la casa editrice mi vendeva il libro, io glielo pagavo anche il doppio del prezzo di copertina, ma il problema è che non me lo vendeva, perchè non lo stampava....e così via in un ping pong che a Kafka sarebbe di certo piaciuto alla follia.

Il problema, però, è l'autore. Passione di Michele è l'ultimo romanzo che mi mancava per rimettere in piedi l'intera opera di Pippo Fava. Vi dice niente questo nome?

Forse nulla, eppure è stato uno dei più grandi scrittori siciliani del dopoguerra; giornalista, romanziere, drammaturgo, pittore. Dal romanzo Passione di Michele è stato tratto un film, che ha vinto l'Orso d'Oro a Berlino, nel 1980. Pippo Fava è stato ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984, mentre si recava al teatro Stabile di Catania a vedere la nipote che recitava Pirandello. E' stato il primo intellettuale siciliano ucciso dalla mafia.

Nel 1984 io avevo 11 anni e vivevo in Sicilia da pochi mesi. Cinque anni più tardi trovai, rovistando nella libreria di mia madre, delle fotocopie ricavate da un testo dattiloscritto, di pessima qualità, non so se avete presente, di quelli in cui le correzioni erano state effettuate direttamente con la macchina da scrivere, digitando le "X" o i "+" sulla parola sbagliata. Le fotocopie sgangherate riportavano una intestazione: I siciliani; era il nome del giornale fondato da Fava. Le cose che erano scritte lì mi fecero accaponare la pelle: analisi sociologiche di una lucidità straordinaria, condottte con un'ironia piacevolissima, ma con la passione instancabile per la verità, col coraggio di fare sempre nomi e cognomi: il coraggio di accusare i cavalieri del lavoro, il coraggio di denunciare la passività dei Siciliani di fronte ai missili di Comiso; la "presunzione" di poter dire impunemente quello che tutti intuivano e molti sapevano, ma che nessuno aveva l'ardire di urlare così, da incosciente, ai quattro venti. Fu il primo che accusò i politici, spiegando che i carusi, i killer non erano che la manovalanza ed anche i capi mafia erano ben coperti, se non gestiti direttamente dalla classe politica.

Quando Pippo Fava venne ucciso si insabbiò il fatto facendolo pasare per un delitto passionale. Si dovettero aspettare 15 anni perchè Nitto Santapaola fosse condannato all'ergastolo come mandante...

Io, dopo quella lettura adolescenziale, non riuscii a trovare più alcuno scritto di Pippo Fava, come se l'editoria l'avesse fato scomparire, l'avesse ucciso una seconda volta.

Nel corso degli anni, però, un romanzo trovato sotto una montagna di libri in una bancarella dell'usato, un'opera di teatro ricoperta di souvenir, in uno chioschetto di Ortigia, insomma, feci un'operazione di vera e propria archelologia e lessi tutto quello che lui aveva scritto.

Molti anni dopo un mio ex alunno, che oggi fa l'attore, mi telefonò elettrizzato chiedendomi:

<< Ma tu lo conosci Pippo Fava? >> Io rimasi senza parole e lui continuò  <<Ho visto uno spettacolo tratto da una sua opera ed ho capito quello che voglio fare nella vita: voglio fare teatro di lotta! >>

Io lì per lì rimasi sbigottito, non gli dissi molto. Poi ne parlammo meglio, gli spiegai tutto.

Qualche mese fa mi ha telefonato nuovamente, comunicandomi che io e lui avremmo scritto un monologo che lui avrebbe recitato in Italia, dovunque glielo avessero concesso. Io pensai: ecco a cosa serve fare gli insegnanti: a rivedere i propri sogni riflessi negli occhi di altri possibili modi di essere, di altri se stessi. Il monologo è quasi pronto; si chiama "Tanto per abbaiare". Perchè che cosa può fare un povero cornuto, davanti all'imponenza del sistema mafioso, che oggi pervade più che mai l'intera società italiana? Che cosa possiamo fare, oltre che abbaiare?

Postato da: ordaragia a 17:55 | link | commenti (16)

giovedì, 17 maggio 2007
Cacciatori e aquiloni

In una congiuntura storica che piega pericolosamente verso scontri ideologici e guerre di religione, ho trovato – per passaparola, come sempre, a partire dalle parole entusiastiche di un’amica – una perla, una gemma letteraria particolarmente sorprendente. Infatti non si tratta di un libro difficile, criptico, dalle sfumature che vanno interiorizzate attraverso una piega impercettibile del significato di una parola. Si tratta di fatti. Di fatti umani. Non di fatti oggettivi. Ma veri. Poeticamente, spiritualmente veri.

Veri nella loro profondità antropologica: è la storia di due bambini, la storia di un paese intero, il destino di un occidente cannibale e del terzo mondo che lo scimmiotta. La storia di un bambino che diventa poeta, di un poeta che diventa uomo, semplicemente ridiventando bambino.

Sulla trasparenza di uno stile piano e semplice emerge la secolare profondità della poesia persiana, dell’antichissima mistica indo-pakistana – la cultura avestica e vedica sembrano trasfigurate in un nuovo volto, semplice e moderno -;  e poi c’è quel miscuglio di tradizioni e modernità che tanto chaos sta scatenando nei paesi in via di sviluppo e a cui il protagonista del romanzo – nel quale non è difficile intravedere poi l’autore stesso – trova una sua personale meravigliosa risposta.

Lo farei leggere a tutti coloro che affermano che la cultura islamica è sottosviluppata, a tutti coloro che pensano che l’Islam sia un monolito, che la shari’a sia un dogma rigido, un anatema a cui s’inchinano proni centinaia di milioni di musulmani.

Cosa dovrebbero pensare allora loro di noi europei “Cristiani”? che siamo tutti a bocca aperta ad ascoltare i dogmi controriformisti di Ratzinger, Ruini, Bagnasco?

E invece c’è anche una chiesa  di base, quella di Boff, De Mello, Milani. Anche se tutti più o meno scomunicati…

Insomma, dopo “La casa degli spiriti” della Allende riscopro che nei paesi del terzo mondo è ancora possibile scrivere un romanzo epico, capace di tingersi di venature drammatiche. Ed in cui lo stile scorrevole da best seller non banalizzi i gangli del plot, come avviene in uno Stephen King o in un Dan Brown qualunque. Naturalmente lo presto a chiunque mi faccia promessa di restituirmelo in una settimana. Tanto si legge in tre giorni…

Postato da: ordaragia a 19:34 | link | commenti (4)

lunedì, 05 marzo 2007
Parola per parola

Stavolta è molto più difficile, dunque siamo disposti ad aspettare!

Allora, durante una delle riunioni cenacolari, ci è venuta la "bella" idea di iniziare l'abbozzo (l'aborto?) di un racconto, scrivendo una parola l'uno su un foglio che girava senza tregua. Qualcuno ha osservato che alla fine i due periodi partoriti sembrano molto più sensati di altre performances ordaragiche; forse perchè ciascuno raddrizzava la deriva dell'empito onirico dell'altro, senz'aver il tempo di degenerare lui stesso....

Comunque sia, la richiesta odierna è questa: incontratevi anche voi (o di presenza o via msn) e provate a continuare il racconto, scrivendo sempre una parola a testa! La nostra previsione è che il raconto sarà molto più coerente del precedente! Vedremo...magari per la prossima "creatura" si potrebbe stare tutti insieme, allargare per una volta l'ordaragia oltre i suoi confini abituali. Buon divertimento!!

Il gioco

 

Il suo asso era finito per cadere sotto silenzio forzato, in un oscuro angolo della bettola maleodorante, costretto ad impolverarsi come fumo senza aria.

Un'ombra calpestava il ricordo di suo fratello lontano, era un debole barbaglio cieco della sua memoria, come se intravedesse da qualche parte il mistero ruvido di un passato già presente, che sfuggente ed urticante affogava.

Ogni vittoria sembrava nulla davanti al dolore....

 

 

 

Postato da: ordaragia a 17:58 | link | commenti (6)

mercoledì, 21 febbraio 2007
Caccia al tesoro

 

....dimenticavo.....

 

per chi volesse tuffarsi nell'esperienza unica della letteratura giallombardiana (che ha già arricchito parecchi psicanalisti, visti gli effetti indelebili che produce sulle menti ignare che ne vengono contaminate) abbiamo sparpagliato un po' di "Mitofanie" per le tre città in cui hanno una qualche possibilità di essere vendute. Procedendo dalla colonia alla madrepatria....

San Benedetto del Tronto: libreria "Nuovi orizzonti", vicino alla Stazione

Edicola di Mirko di fronte al bar "Sciarra", accanto all'ottica Talamonti

 

Palermo: libreria "Sellerio" di Mondello, sul lungomare, poche decine di metri dopo la rotonda di Valdesi

 

Bagheria: cartolibreria-edicola "Bonura", su Corso Umberto; da "Bonura"  però le copie arriveranno intorno ad inizio Marzo

 

Buona caccia al tesoro...

 

PS dopo di che smetto di occupare questo spazio pubblico e ricomincio a dare all'ordaragia la dimensione per cui è nata: quella della letteratura anonima, collettiva, magmatica....

Postato da: ordaragia a 23:01 | link | commenti

venerdì, 02 febbraio 2007
Per una Sicilia apocrifa

coverToPublish

Finalmente mi sono deciso. Dopo un anno e mezzo di revisioni e tentennamenti, dopo averlo sottoposto a cari amici, ma anche ai miei “vecchi” maestri e ai miei giovani ex alunni, finalmente credo d’aver trovato la versione “definitiva” di “Mitofanie apocrife”. Cioè, di definitivo non c’è nulla in letteratura, la poesia è un magma, che ogni tanto prende forma, per trasformarsi poi nuovamente in qualcos’altro. Ripenso sempre a Bufalino, che tenne per decenni “Diceria dell’untore” nel cassetto, revisionandolo senza sosta e se lo sarebbe portato probabilmente nella tomba se Sciascia non l’avesse “costretto” a pubblicarlo. Ma io ho molto meno stomaco del buon Gesualdo….

Quella che vi presento è un’opera scritta di getto, nell’epoca della mia vita in cui ho lasciato la mia terra, per trasferirmi nelle Marche. Anche nel romanzo si parla di “viaggi”. Occhi storti è un bastardello, senza arte ne’ parte, ma dotato di fervida fantasia; il suo viaggio lo intraprende malvolentieri, non ha nessuna intenzione di colonizzare la Sicilia, vorrebbe restarsene fra gli scogli rassicuranti della sua Eubea. Ma la notte prima della partenza fà un incontro che gli cambierà la vita.

Attraverso la scoperta dei misteri eleusini il suo destino s’intreccerà con quello di Orfeo, di Sisifo, di Mirra, di Eleusi, che diventeranno esca per la creazione di una società nuova, di una utopia che verrà costituita sulle rocche della città di Akrai.

Ma l’utopia eleusina, come tutte le utopie, non lascerà indifferenti i potenti della più grande città dell’epoca: Siracusa.

Mi sono domandato a lungo se il genere fantasy, che tanta fortuna ha nella letteratura odierna, potesse essere riscritto utilizzando non materiale mitografico di origine germanica, bensì le manifestazioni mitologiche (mitofanie, appunto) di origine mediterranea, riviste, rivissute (apocrife) attraverso il filtro straniante della mentalità postmoderna.

Ho concluso che spesso la mitologia classica è stata un recinto dorato per pedanti ed eruditi, mentre nelle sue origini ancestrali essa è scaturita dal magma indistinto della fantasia popolare che voleva esprimere le sue paure, le sue speranze, le sue più intime scoperte. O meglio, quelle scoperte che non possono essere comprese, ma solo raccontate, vissute: i misteri.

Io oggi, pur non vivendo più in Sicilia, mi sento ancora siciliano ed ho voluto riversare in questo libro l’immagine della Sicilia che conservo istoriata nel cuore, l’immagine di una Sicilia apocrifa, di una Sicilia inedita, che sa essere sognante e che ama essere sognata: l’immagine di una Sicilia “babba”, della Sicilia di Pippo Fava e  di Peppino Impastato, di Leonardo Sciascia e di Gesualdo Bufalino; la Sicilia di Primavera ‘90 e dei Vespri siciliani.

Spero davvero che vi piaccia, che possiate provare, leggendolo, le stesse emozioni che hanno attraversato me, mentre lo scrivevo.

 

                                    www.lulu.com/giallombardo 

 

Postato da: ordaragia a 15:54 | link | commenti (9)

giovedì, 18 gennaio 2007
Uomini e topi

Oggi vogliamo proporre a tutti i visitatori assidui ed occasionali del blog, una sorta di esperimento letterario: abbiamo iniziato a scrivere un racconto; ognuno di noi ha proseguito quello dell'altro, deformando e male interpretando, senz'altro l'iniziale intenzione del suo "predecessore", ma dando un senso nuovo e più vivo alla sezione precedente. Ma in fondo, le letteratura non va forse avanti solo grazie ai fraintendimenti, agli errori d'interpretazione, alle traduzioni che tradiscono la lettera? Altrimenti non ci saremmo mai discostati di un unghio da Omero e dai Veda!!

Allora forza, non abbiate paura di tentare, lanciatevi nel gioco e provate a proseguire il racconto, nello spazio riservato ai commenti, inglobando il nostro protozoo di novella coi vostri racconti-matrioske, in modo tale che avvolgano e comprendano i precedenti...vediamo che ne vien fuori!!!      

"Era il primo capodanno che passava con una donna. O meglio, il primo in cui potesse illudersi di possederne una: stesa lì, accanto a lui, a fare l’amore con Morfeo. I fuochi si erano spenti, così come le luci o le grida. Rimaneva solo la sibilante prima notte dell’anno. Rilassando i muscoli del collo, si trovava in uno stato intermedio tra il sonno e la veglia: aveva negli occhi immagini strane, che faticava a spiegare, ma nei timpani ancora i suoni della giornata e del Gennaio incipiente. C’era un pilastro di marmo, bianco, ultimo resto di un ponte sul fiume. C’era un’alba dietro il marmo. C’era pace dietro l’alba. Il fiume si chiamava Tevere. L’acqua era sempre scontrosa, limacciosa, non facile destreggiarsi nella corrente romana, così simile allo smog, che s’infittisce attorno ai dubbi e non smette mai di ferirti. Nei primi momenti dell’anno, però, c’è spesso una pausa. Uno squarcio nel grigiore, un arazzo azzurro, un’alba dietro il ponte. Il pensiero si fa immagine, cuce un tombolo colorato di ogni attimo che sarà. Non ci sono possibilità di previsione, di controllo, di potere. Un’alba dietro il ponte. Cammina sul petto della donna. L’alito è fetido, pregno di alcool. Le sfiora il collo, poi il naso con la coda. Corre via, ché l’ha sentita muoversi. Svolta a destra e s’infila in un’intercapedine del lungotevere. Un barbone lo vede, bestemmia contro i topi.

Si svegliò di soprassalto, come spesso gli accadeva durante le feste; quel maledetto sogno di macerie ed anfratti fetidi non lo lasciava in pace. I gemelli splendevano sul comodinoo, come una promessa ed una minaccia: tra una settimana si sarebbe sposato. La villetta appena fuori città, regalo del suocero, il vestito appena cucito nell'armadio, l'ammiraglia presa a rate per il giro di rito...A trent'anni ormai bisogna mettere la testa a posto e poi il lavoro fisso adesso ce l'hai, con i sacrifici che ci è costato.... Strizzò gli occhi, sentendo tendersi in modo innaturale i muscoli delcuoio capelluto ed una visione lancinante lo colpì, un calcagno, lo schizzo di sangue, sangue coagulato, il topo stramazzato per terra, il barbone stupidamente gongolante, la sua lercia suola imbrattata di amaranto, il trofeo sanguinolento gettato sulle onde, che carezzano la sua coda su e giù, materne ed indifferenti.
Bene, adesso il sogno lo perseguitava anche di giorno!
Ma il volto...non riusciva mai a cogliere il volto del barbone; certe notti squittiva in silenzio e lo prendeva di nascosto, ma quel figlio di una cagna s'era addormentato con un sacchetto d'immondizia sugli occhi; un'altra notte cercava di mettergli paura con una sortita improvvisa, ma lui non si faceva impressionare e con un colpo solo gli fracassava il cranio; la puttana no, lei era sempre lì, coi reggicalze usati, colla pelliccia presa ad ore ed il seno che sapeva di olio d'auto e tabacco; ma i suoi occhi erano abissi profondi, che lo incantavano.
Prese i gemelli fra le mani, alzò lo sguardo, scoprendo con terrore il volto del barbone, illuminato dalla luce dell'alba, riflesso sullo specchio che gli stava di fronte.

Postato da: ordaragia a 23:13 | link | commenti (9)